AD OCCHI CHIUSI con CARL CRAIG
di Andrea Benedetti e David Nerattini
Questa volta abbiamo proposto il nostro ascolto ad occhi chiusi al leggendario dj/producer di Detroit, Carl Craig. Cresciuto ascoltando tanto il funk quanto il rock, Craig deve la sua fama nella scena della musica elettronica moderna proprio al suo eclettismo, che gli ha permesso di creare musica elettronica senza barriere, in cui il lato emozionale riesce magicamente a fondersi con un groove elettronico e funk allo stesso tempo. Proprietario dell’etichetta Planet E, Carl Craig ha iniziato la sua carriera con la Transmat di Derrick May, assieme a Kevin Saunderson e Juan Atkins, uno dei padrini della techno di Detroit. Con lui si contraddistingue per la capacità di creare una musica in cui eleganti melodie avvolgono morbidi beat house elettronici: in poche parole Psyche, un progetto che è stato la massima espressione del lato morbido e sognante della techno di Detroit e che ha generato una quantità incredibile di epigoni in tutto il mondo. Un approccio distante dagli attacchi sonici degli Underground Resistance o dalle tentazioni electrowave di Juan Atkins, ma che Craig ha saputo sviluppare in maniera originale sconfinando a volte nell’house, a volte nell’electro (con gli pseudonimi Paperclip People, Innerzone Orchestra, 69), ma mantenendo sempre un suo indelebile marchio di fabbrica. Grazie a queste indubbie capacità, con il tempo Carl Craig si è guadagnato la fama di dj e produttore non solo riferibile alla techno di Detroit, ma alla musica elettronica dance moderna in generale. Craig ci ha accolto con molta simpatia e gentilezza nel suo camerino prima di un suo dj set e si è concesso senza limiti alle nostre proposte ad occhi chiusi.
FUNKADELIC - If You Don't Like The Effects Don't Produce The Cause (dall'album Americaa Eats Its Young, 1973)
Chi sono?
I Funkadelic nel 1973.
Ah... Ok. Questo pezzo non lo conoscevo. E' strano perché suona diverso dalla roba che facevano in quegli anni.
Sembra che ci sia un legame tra tutti i musicisti di Detroit, anche se fanno musiche diverse.
Il fatto, con i musicisti di Detroit, è che nessuno si ferma ad una sonorità precisa. Non tutti si occupano di ritmi 'meccanici'. Anche quello che viene definito techno prende spunto da tante cose diverse, come i Kraftwerk ed Afrika Bambaataa... E' il sangue 'sonico' che scorre a Detroit, è la forza con cui metti l'anima nella musica, indistintamente dal fatto che sia elettronica o meno. Io ho sicuramente attinto all'eredità di George Clinton, di Norman Whitfield... Ma anche da tutti coloro che da Detroit sono semplicemente passati a suonare. Miles Davis ha vissuto nella mia città per sei mesi, diceva che noi avevamo la peggior eroina del paese e quindi se ne andò. Ma il suo passaggio è rimasto... Tutto può influenzare il suono. Quando io ero più piccolo le radio erano ancora piuttosto libere e ti capitava di sentire di tutto. C'era una stazione, la WLBS, che passava cose veramente fighe. Alle cinque del pomeriggio mettevano Trans Europe Express.
Queste cose hanno influenzato il mio suono.
HERBIE HANCOCK - Quasar (dall'album Crossings, Warner Bros 1972)
Sun Ra?
No.
(Ascolta lungamente). Allora è Miles, vero?
No. E' qualcuno che ha lavorato con Miles Davis.
Ok, è Herbie Hancock. Ma questo pezzo è moolto davisiano... Chi c'è alla tromba?
Eddie Henderson.
Tutti questi suoni spaziali e la struttura totalmente free mi ricordano molto anche Sun Ra. Probabilmente il responsabile di tutto questo nel brano è del 'Dr. Patrick Gleason e del suo moog. Dico bene, c'è lui no?
Esatto. Tra l'altro questo brano è scritto da Bennie Maupin, uno che ha collaborato con te al progetto Detroit Experiment.
Oh sì, Bennie è un tipo meraviglioso. Oltre al suo valore artistico Bennie è uno che ti fa passare delle belle serate, uno che ha un sacco di aneddoti da raccontare, soprattutto riguardanti Miles Davis...
Qual'è il rapporto di questi musicisti con la musica elettronica?
Penso che la gente che faceva jazz possa sopravvivere benissimo alle 'restrizioni'. Nel senso, per noi quello che hanno fatto loro è immenso, ma nel mercato musicale loro oggi purtroppo rendono poco e quindi sono costretti ad andare per sottrazione. Per loro venire incontro alla musica elettronica è facile in un certo senso, tutto è facile se sai suonare il jazz come Bennie Maupin! Ad esempio il concetto di groove per me è molto semplice, mentre per una persona come Maupin si tratta di raggiungerlo attraverso un arrangiamento completo, è una ricerca ed un incastro di dettagli. Comunque per me lo scopo di quel progetto era di imparare il più possibile. Avverto anche l'esigenza di mettere la mia musica al servizio di altre forme artistiche e per questo ho bisogno di assimilare il più possibile.
JAY DEE - Think Twice (dall'album Welcome To Detroit, BBE 2001)
E' la versione di Think Twice di Jay Dee. Dwele (che canta nel brano, n.d.r.) secondo me è fantastico, sono innamorato del suo album!
La versione originale di questo pezzo è di Donald Byrd e dei Mizelle Brothers, tutti musicisti di Detroit.
Donald Byrd sì, ma credo che i Mizelle Brothers fossero di Washington, però vivevano a Detroit perché entrambi lavoravano alla Motown. Poi si spostarono a Los Angeles e lavorarono ai dischi dei Jackson 5.
Donald Byrd è stato un pioniere in molti sensi...
Sì, Donald Byrd era veramente un figlio di puttana (ride)! Quandò fondò i Blackbyrds io ero piccolo e pezzi come Rock Creek Park e Happy Music sono state la colonna sonora della mia infanzia. Lui è diventato il mio standard, non solo per la qualità della musica ma anche per la qualità del suono stesso. Quando penso al suono mi piace vedere il quadro completo, più che il dettaglio, ne faccio più una questione di struttura, di amalgama. Questo lo devo molto alla visione di Byrd. in parte è comunque una mia inclinazione, ho sempre sentito il bisogno di associare le immagini hai concetti. Da piccolo mi ricordavo i brani dai loghi delle loro etichette! Comunque, parlando delle influenze musicali che ho ricevuto, credo che molto si riconduca proprio alla mia infanzia. In particolare i primi due dischi che ho comprato mi hanno davvero colpito. Uno era un disco degli Osmonds, su MGM Records, mi ricordo che pensavo che fossero i Jackson 5. E non avevo torto, recentemente infatti ho visto un documentario sugli Osmonds in cui loro dicevano che nei primi dischi non volevano fare altro che copiare i Jackson... L'altro, che ho comprato ben prima dei Kraftwerk era di Cat Stevens, Was Dog A Doghnut?. Era il 1978, avevo nove anni e quel disco mi preparò completamente alla musica elettronica... E per giunta è l'unico disco di elettronica che Cat Stevens abbia mai fatto! Poi c'era un sacco di altra robaccia che mi ascoltavo, ma quei dischi non li ho mai cancellati dalla memoria.
D-TRAIN - Keep On (Dub Mix) (Prelude, 1982)
D-Train?
Sì, un remix di Keep On. Il brano uscì nei primi anni Ottanta, le drum machine e i sintetizzatori erano una novità e quasi tutti li usavano per produrre disco. Furono pochi i produttori in grado di capire che dal funk si poteva passare ad un diverso livello di musica grazie all'elettronica, che non fosse solo disco.
Sì, e assolutamente i D-Train erano tra questi. Loro a Detroit andavano fortissimo in quel periodo, loro e Colonel Abrams. La parte di Keep On quando c'è il break e rimangono solo le voci armonizzate, quella è stata una grossa ispirazione per la scena di Chicago. Anche per Detroit, ma è stato attraverso l'interpretazione che ne hanno dato a Chicago che l'abbiamo veramente assorbita. Pensa a cosa hanno fatto con tutto il Philly Soul, a come hanno saputo reinterpretare quel suono attraverso l'elettronica e quanto quel suono sia ancora popolare. Chicago è una città 'disco', diversa da Detroit che invece è una città 'funk'. Ma quando senti suonare roba vecchia da un dj di quella scena scopri che mette tutta roba precedente alla disco, il latin-funk e tutte quelle cose che hanno creato ed anticipato la disco commerciale. Gente come Jimmy Castor o Joe Bataan, di certo non KC & The Sunshine Band!
Chicago e Detroit hanno in comune lo sforzo di unire la musica nera all'elettronica, anche se so che molti musicisti afro-americani hanno problemi col concetto di 'black music'...
E' così, ma io penso che tutta la musica moderna sia 'black music'... Il country è un'evoluzione del gospel, il rock del blues, la musica techno esce da Chicago e Detroit... Adesso c'è un movimento in Germania, che si propone di reclamare le origini tedesche della techno, ma ad esempio so che i Kraftwerk per registrare Man Machine vollero il fonico di Norman Whitfield, perché volevano quel tipo di sonorità, quindi tutto torna. La percezione generale delle persone è che la techno sia una musica 'bianca' e con una reputazione piuttosto cattiva. So che ci sono posti, mi sembra in Norvegia o Scandinavia, dove la techno è proprio bandita. In questo ci vedo molto del percorso dell'hip hop, in America per anni il rap è stato sinonimo di gangsterismo e quindi ghettizzato. A Detroit stessa per anni è stato difficilissimo organizzare concerti rap, le
autorità non concedevano il permesso per paura di possibili incidenti. Credo che poi, con il processo di standardizzazione, le cose vengano accettate più facilmente. Quando questo succederà anche alla techno, credo che si riuscirà a vederne meglio anche le radici africane e per fare questo bisognerà guardare a Detroit e alle origini di quel suono. La percezione è cambiata anche perché oggi è molto facile fare musica elettronica; i ragazzi prendono un programma per pc, mettono una cassa in quattro e credono di fare techno. Ma questo non è per forza un male, non è d'altronde così che gli inglesi hanno fatto con l'acid-house? (ride).
CYBOTRON - Clear (Fantasy, 1983)
(Dopo un secondo) Cybotron!! Questo e Alleys Of Your Mind, che fu il primo disco dei Cybotron, rappresentano proprio la mia infanzia, avevo dodici anni quando uscì questo nel 1983. I primi anni Ottanta sono un periodo ben preciso della musica, basta pensare che nello stesso periodo Prince faceva cose come Controversy o Dirty Mind. La cosa buffa è che all'epoca c'era meno dispersione, nel senso che non uscivano decine di prodotti al giorno come oggi. Si andava al negozio di dischi e c'erano quelle due o tre cose nuove a settimana; i Cybotron appunto, poi un disco di George Clinton o delle Parlet, ma anche Gary Numan. E tutto stava lì, il funk, l'elettronica, il soul era tutto insieme. Su certi dischi ci si viveva proprio, li suonavi per parecchio tempo e non te ne stancavi mai. Non era importante che fosse musica nera o bianca, l'importante era che fosse funky!
CAPRICORN - I Need Love (Delirium, 1982)
(Dopo meno di un secondo...)Oh, questa è I Need Love, una vera hit di Detroit. Ma sono italiani i Capricorn vero, sono di Roma forse?
Sì. Uno è Claudio Simonetti, il figlio di Enrico Simonetti un compositore molto famoso. Claudio è conosciuto anche per le colonne sonore dei film di Dario Argento.
Non ci posso credere! Dite davvero? Adoro Suspiria...
Claudio Simonetti ha un po' cambiato strada musicalmente, ma questo pezzo è rimasto come un caposaldo...
Oh sì, a Detroit sicuramente, ricordo che Jeff Mills la suonava a ripetizione! All'epoca aveva uno show in radio e vi giuro che metteva questo pezzo due volte al giorno. Lo suonava insieme a Al Nayfish di Hashim, faceva cutting con l'inizio di I Need Love e con il vocoder che faceva 'it's tiiime'...un trucco fantastico per l'epoca. Quello che però rese veramente leggendario questo pezzo fu il fatto che a Detroit lo si trovava in un solo negozio di dischi. Il tizio lo vendeva a trenta dollari... Una cosa senza senso. Era d'importazione italiana, capisci? Non si sapeva un cazzo all'epoca dell'importazione, i dischi stranieri arrivavano quasi per caso. So che un distributore di Chicago riuscì a vendere decine di migliaia di copie di Problems D'Amour (altro brano dance italiano dello stesso periodo realizzato da Alexander Robotnick n.d.r.), incredibile che anche quello fosse solo un disco d'importazione. I Need Love era popolarissimo da noi e faceva poca differenza che fosse italiano, tra l'altro io all'epoca nemmeno lo sapevo. Era un bel disco con un ritmo da paura e non era meno musicale per me di Michael Jackson. Puoi tranquillamente suonarlo con Don't Stop 'Til You Get Enough o con Soft & Wet di Prince. Hanno tutti quel tiro che ti fa sentire bene.
YELLO - Lost Again (dall'album You Gotta Say Yes To Another Excess, Polydor 1983)
Questo sono gli Yello! Ho avuto l'occasione di incontrare Boris Blank e Dieter Maier, in occasione di un progetto tedesco che si chiamava Hands On Yello e feci il remix di La Habanera per quell'album. Incontrare Boris per me è stato molto importante, è stato come incontrare Quincy Jones... O Dio in persona! Innanzitutto perché sono un fanatico degli strumenti di quell'epoca, di macchine come il Synclavier, il Fairlight o gli ultimi sintetizzatori analogici. Gli Yello da quel punto di vista erano molto avanti, loro e gli Art Of Noise hanno saputo veramente dare un anima a quella strumentazione. Quando ho sentito per la prima volta cose come Bostich sono impazzito, mi ricordo la copertina con la faccia assurda di Dieter... Il lato più concettuale della mia musica e anche quello più pazzo vengono dall'ascolto degli Yello, loro e Grace Jones. Quei dischi che incise alle Bahamas con Sly & Robbie, ma soprattutto con quel tipo incredibile ai sintetizzatori...mmmmm
Wally Badarou, un tastierista sud-africano che poi in seguito ha prodotto i Level 42...
Davvero? Non lo sapevo, so solo che con quel Prophet 5 ci dava dentro come un figlio di puttana.... Comunque in quel periodo mi piacevano le cose più pazze, credo che se Charlie Manson avesse fatto un disco all'epoca mi sarebbe piaciuto anche quello. (ride)
CULTURAL VIBE - Ma Foom Bay (Easy Street, 1989)
Oddio, conosco questo brano ma non ho mai saputo di chi sia...
Sono i Cultural Vibe.
Certo, è su etichetta Easy Street.
Ti ho fatto ascoltare questo disco perché rappresenta bene un periodo vitale della club music, roba che aveva uno spirito ed uno spessore che mi sembra oggi si sia un po' perso...
Sono d'accordo, la musica dance è diventata molto passiva negli ultimi anni. Una volta si copiava qualcuno per avere una hit, oggi si copia semplicemente per incidere un disco... E questo ha tolto molto mordente ed energia al tutto. Prendi la roba che fa Basic Channel, è ottima ma quante fotocopie di quella cosa puoi ascoltare? Copiano l'estetica di quel suono ma non otterranno mai la potenza della roba originale, quell'unicità che rende grande la roba di Basic Channel. Non credo che oggi ci sia gente che faccia dischi assurdi solo per il piacere di farli, come successe con la scena acid house. In quel periodo Marshall (Jefferson, il padre della scena di Chicago) faceva un roba pazza solo con un suono ed un filtro e la gente gli rispondeva con uno ancora più 'fuori', in cui per giunta ci diceva sopra "succhiami il cazzo"!! (ride) Era selvaggio ma molto energetico, non mi piaceva necessariamente tutto ma ne percepivo la forza. Ricordo che quando Derrick May tornò a Detroit dopo aver sentito per la prima volta French Kiss ci raccontò che la gente nel locale quando passavano quel pezzo impazziva completamente, persone che magari fino a quel momento erano state tranquillissime che improvvisamente erano come possedute... Quanto tempo è che non c'è un pezzo che nei club abbia questo stesso effetto? Un pezzo potente ed innovativo come French Kiss o come Strings Of Life, con quella stessa carica drammatica e quel tiro.